 In questo senso la pratica che aveva generato l'uomo nel suo rapporto con il mondo si trasforma in esecuzione di un'attività che non scaturisce più dall'uomo, bensì dall'apparato di cui l'uomo è solo un riflesso parziale. Nell'eta della tecnica il rapporto dell'uomo con il mondo viene mediato dalle leggi che governano il sistema in cui il singolo individuo si trova ad agire: il fare non esprime l'uomo, bensì la razionalità dell'apparato. Il processo di umanizzazione d'altro canto si manifesta come progressiva artificializzazione del mondo, costruzione e specializzazione progressiva di famiglie di artefatti, fra le quali spiccano le "immagini".
Gli artefatti grafici - che, secondo la derivazione etimologica classica di graféin, sono riferibili tanto alla scrittura, quanto alla pittura, alle modalità della scrittura, al carattere tipo-grafico, ed a quelle della pittura, al disegno delle "figure", sia che queste si presentino come eidetiche o morfologiche -, a loro volta, si presentano come segni, se nascono dalla discrezione di un significato, o come simboli, nel caso in cui vivano sull'eccedenza del significato e sulla sua capacità di fluttuare. Tra segni e simboli si istituisce automaticamente opposizione, quanto piuttosto una sorta di circolarità: i segni tendenzialmente definiscono i significati, ponendo fine alla loro fluttuazione.
Se il segno fallisce - poiché non sa stabilire l'appartenenza del suo oggetto - allora diviene un simbolo che, sottratto al dispositivo della rappresentazione concettuale, perdura fino a quando la sua potenza evocativa non si dissolve nell'oblio imposto dalla convocazione concettuale che tende a ricondurre il molteplice ad unità. Il segno - quanto meno in prima approssimazione - convoca, il simbolo evoca. Le intenzioni autoriali e le morfologie espressive, i significati sociali e le forme tecniche, i modi di produzione ed i caratteri di ricezione che oggi possiamo esperire paiono delineare molteplici "funzioni" linguistiche e poetiche che sostanziano il multiverso della comunicazione visiva.
E questo nonostante il fatto che ormai sia persuasione diffusa che le verità si fabbrichino, vale a dire che la verità non risieda nei saperi, bensì siano i saperi, con la loro strumentazione, a produrre la verità. Forse è questa la novità saliente della nostra epoca, attenta non tanto alla costruzione di un archivio ordinato delle conoscenze, quanto al laboratorio in cui si evidenziano e si confrontano le procedure di costruzione del sapere. Ed all'interno di queste procedure le "arti grafiche" costituiscono uno strumento che risulta essere tanto necessario quanto ambiguo. |